Primo step: Accogliersi
Tra due persone che si amano l’accoglienza si sostanzia nel fare spazio all’altro avvolgendolo in un caldo abbraccio.
Accoglienza è ciò che io raccolgo o ricevo e tutto ciò risuona come eco nel mio cuore. Quando accolgo, l’anima si emoziona e fa germogliare nuovi sentimenti in me. L’accoglienza è apertura ma richiede prima di tutto una delicata predisposizione interiore e un animo incline a darsi tempo. E’ da questa predisposizione che nasce la vera conoscenza tra chi si ama.
Accogliersi è reciprocità: quando accolgo, rendo partecipe l’altro di qualcosa di mio, mi offro, mi spalanco verso l’altro diventando un tutt’uno con lui.
Nel 2004 la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha cambiato la tradizionale formula della manifestazione del consenso “io prendo te” con “io accolgo te“.
In quell’accoglienza, c’è una promessa di cura che ben esprime Simone Cristicchi quando, in una sua canzone dice:
“Abbi cura di me
Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro
Basta mettersi al fianco invece di stare al centro”
Camminare insieme, essere inclusivi: nell’accogliere l’altro, il proprio essere si fonde nel Noi.
Il Noi non è assoluto perché il Tu e l’Io non devono svanire ma devono conservare la loro identità nell’armonia quotidiana.
Il Noi si riempie d’immenso quando si permea di Dio che è Amore. Dio non è un concetto astratto ma è “l’invisibile” che cura le nostre fragilità.
L’ amore è la scintilla divina che illumina gli abissi più bui del nostro essere.
“L’amore è l’unica strada, è l’unico motore
È la scintilla divina che custodisci nel cuore”— Simone Cristicchi
Il Noi è la sintesi della conoscenza in una coppia che si ama.
Secondo step: Conoscersi
In psicologia o in filosofia conoscersi significa fare esperienza dell’altro, avere familiarità con qualcuno o, semplicemente, essere consapevole dell’identità dell’altro.
E questo non è scontato perché presuppone la conoscenza di se stessi oltre la conoscenza dell’altro.
Costruire il Noi è complesso perché l’Io e il Tu tendono ad emergere, cioè, a non camminare a fianco l’uno dell’altro.
Ecco perché la vita coniugale non è facile, anzi, i primi tempi sono proprio difficili.
Si deve imparare a fare esodo da se stessi per andare incontro all’altro.
Per trovare l’equilibrio del Noi quindi, ci vuole tempo: bisogna saper aspettare.
A ben riflettere, la scelta di convivere tra due persone che si amano non risolve il problema del tempo necessario per diventare un Noi.
Sicuramente la convivenza è una scelta che merita rispetto ma non è la panacea a tutti i mali.
Terzo Step: La Pazienza dell’attesa
La parola aspettare viene dal latino expectare e significa guardare verso: guardo e vedo qualcuno che si avvicina e lo farà con i suoi tempi.
Nelle mie aspettative, desidero che l’altro cambi ma non nel senso “come piace a me” ma cambi nel migliorare se stesso: si tratta di rispettare e aspettare l’altro.
Ci vuole tempo e ci vuole il doppio del tempo perché lo stesso lavoro devo farlo su me stessa.
Ma a volte ci sembra di non avere tempo o di averne già impiegato abbastanza : come trovo altro tempo? A che serve? La risposta è di Madre Teresa di Calcutta:
“Trova il tempo di pensare
trova il tempo di pregare
trova il tempo di ridere.
E’ la fonte del potere
è il più grande potere sulla terra
è la musica dell’anima.”
Per edificare un Noi ci vuole pazienza: ma a cosa porta?
“Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità.”— Kahlil Gibran
In sintesi, credo fortemente che l’amore sia un indispensabile esercizio di pazienza nel tempo, per arrivare alla felicità.

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