Ogni giorno è il compleanno di qualcuno: oggi è il mio! Un soffio sulle candeline e inizia una nuova conta dei giorni che verranno. Ogni compleanno è tempo di bilanci ed ecco quello di quest’anno: l’amore per me stessa non è egoismo ma è la fontana da cui zampilla ogni forma di bene verso gli altri. Riconoscere il proprio valore, accettare le cicatrici dei momenti bui che la vita riserva, essere resilienti al peso delle scelte sofferte, permette di fondare la propria identità sulla grazia che è scintilla di Dio e non legata al giudizio degli altri.
ACCOGLIERE LE FRAGILITÀ PER GUARDARE L’ALTRO CON MISERICORDIA
Compiere gli anni non è un fatto privato ma è una contabilità temporale che condividiamo persino con chi ci ostacola: comprendendo e accogliendo le mie fragilità ho forgiato un mio spazio interiore idoneo a guardare l’altro con misericordia. Da questa crescita personale mi aspetto di sviluppare quanto più possibile la capacità di amare il nemico. Non è semplice ma neanche impossibile!
Guardare al nemico con gli occhi di chi guarisce è la stessa rivoluzione compiuta da Gesù nell’orto degli Ulivi quando, di fronte alla violenza e all’arresto, ferma la spada di Pietro e sfiora l’orecchio della guardia per guarirlo (Luca 22,49-51). In quel gesto non c’è solo un miracolo, ma la scelta radicale di curare la ferita di chi ti sta remando contro. Imparare ad accogliere le proprie debolezze è il primo passo per riuscire, un giorno, a stendere la mano verso chi ci ferisce.
CHI È IL NEMICO? L’ATTO RADICALE DELL’AUTONOMIA EMOTIVA
Ma chi sono i nostri nemici? Tra di loro ci sono estranei, avversari, persone con cui siamo entrati in conflitto ma anche parenti e “alleati” di cui ci siamo fidati: diventa sovversivo amare i propri nemici perché è l’atto più radicale che un essere umano possa compiere.
Quando rispondiamo all’ostilità con l’ostilità, chi ci avversa “domina il nostro sentire”, le nostre reazioni, le parole che scegliamo per ira o rabbia. Amare il nemico significa lottare per non farci “plasmare” dal male altrui, rimanendo gli unici “gestori” delle nostre emozioni.
IL PERDONO COME LIBERAZIONE DAL MALE E DAL RISENTIMENTO
Chi mi ostacola e mi è ostile non mi definisce come persona e perciò non ho bisogno di restituire quel male perché spesso l’odio del nemico scaturisce dalle sue stesse ferite e dalla sua cecità.
Naturalmente provare a “disarmare il mio risentimento” verso chi mi ha ferita, non significa “approvare il male” ma impedire al male causato dagli altri, di inquinare la mia pace. Il passe-partout per aprire questa porta difficile è il perdono, che prima ancora di essere un dono per l’altro, diventa un gesto di liberazione verso me stessa: mi riconcilio con le ferite del passato e l ’amore concesso agli altri diventa a misura di quell’amore che concedo a me stessa.
Come è edificante augurare il bene anche a chi “dobbiamo tenere a distanza” superando la logica della vendetta con la forza della propria integrità valoriale e spirituale.
LA LEZIONE DEI FILOSOFI: MARCO AURELIO, SPINOZA E SIMONE WEIL
- L’ imperatore Marco Aurelio – filosofo stoico – vede nella vendetta una forma di sottomissione all’offensore e dice: “Il modo migliore per vendicarsi di qualcuno è non assomigliargli.“
- Spinoza afferma: “Chi vive secondo la guida della ragione si sforza, per quanto può, di ricambiare l’odio, l’ira e il disprezzo altrui con l’amore o la generosità.” Il filosofo sostiene che l’odio impoverisce la persona che lo nutre riducendone la forza vitale, mentre la risposta d’amore è un atto di massima potenza e libertà interiore.
- La filosofa del Novecento Simone Weil afferma: “L’amicizia è un miracolo mediante il quale due esseri umani si accordano per conservare la distanza e non rinunciare alla loro solitudine interiore.” Amare l’altro significa riconoscerne la presenza senza volerlo possedere o distruggere, mantenendo la giusta distanza. Secondo la filosofa questo principio si applica anche verso chi ci ha ferito: riconoscere la dignità dell’altro come essere umano senza permettergli di calpestare il nostro spazio o inquinare la nostra capacità di amare.
TANTI AUGURI A ME
Concludendo credo che amare chi ci è ostile sia l’unico gesto autenticamente spirituale perché interrompe la catena del male: dove ci si aspetterebbe il rancore, si offre misericordia con “sospensione del giudizio”.
Il giorno del mio compleanno mi auguro: di conservare la lucidità e il coraggio di non trasformare mai un avversario in un mostro.
Papa francesco afferma: “L’unica forza capace di vincere il male è l’amore, perché la misericordia spezza la catena del rancore e restituisce la dignità anche a chi ci si contrappone”.
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